Dolce, salato, amaro e acido… ma non finisce qui. Esiste infatti un quinto sapore, chiamato umami, che rende alcuni cibi particolarmente intensi e gustosi. È quel quid pieno e avvolgente che percepiamo in alcuni alimenti. E proprio per queste sue caratteristiche, l’umami è molto apprezzato anche nella cucina professionale.
La parola è nata in Giappone all’inizio del Novecento, quando il chimico Kikunae Ikeda identificò questo sapore come diverso dai quattro tradizionalmente conosciuti.
Che cos’ha di speciale?
L’umami dona una sensazione di profondità e rotondità al palato: è quel sapore che rende un piatto più ricco, equilibrato e appagante fin dal primo assaggio.
Per questo è presente in tante preparazioni che amiamo ogni giorno, anche senza rendercene conto. È il motivo per cui alcune ricette risultano così “comfort”, calde e soddisfacenti.
Pensiamo a una semplice pasta al pomodoro con parmigiano: un mix perfetto di ingredienti naturalmente ricchi di umami.
Dove si trova l’umami?
Molti alimenti contengono naturalmente questo gusto:
formaggi stagionati;
pomodori maturi;
funghi;
brodi e lunghe cotture;
salumi;
carne arrosto;
salsa di soia.
In generale, più un alimento è stagionato, maturo o cotto lentamente, più il sapore umami tende a svilupparsi.
Il quinto sapore che conquista ogni piatto
Anche se il termine è diventato famoso solo negli ultimi anni, il quinto sapore fa parte della nostra tavola da sempre.
È quel dettaglio che rende certi piatti così irresistibili e che ci fa dire subito: “Che buono!”.
